La prima bozza di Vanesia risale al 2010.
In quel periodo ascoltavo molto Fabrizio De André e, tra le sue canzoni, ce n’era una che continuava a tornarmi in mente: Ballata dell’amore cieco (o della vanità).
La storia raccontata da De André è semplice e terribile. Un uomo si innamora perdutamente di una donna che non lo ama. Lei, invece di ricambiare il suo sentimento, continua a chiedergli prove sempre più estreme. Vuole sapere fino a che punto quell’uomo sia disposto a spingersi per lei. E lui, accecato dall’amore, continua a obbedire.
Non ci sono demoni. Non ci sono foreste maledette, streghe, pretendenti che scompaiono o creature che strappano cuori. Eppure, molti anni dopo, guardando Vanesia, riesco ancora a vedere chiaramente il seme da cui è nata.

Dalla ballata alla foresta di Salandra
Vanesia non è una riscrittura della ballata di De André.
Nel romanzo incontriamo Elberan, un cercatore di morti che vive a Salandra e che da anni ama Vanesia, la figlia del barone, che ha emanato un bando per cercare marito. Gli uomini arrivano da ogni parte del regno nella speranza di superare la sua prova. Entrano nella foresta e molti di loro non tornano più.
Nel mondo di Vanesia, inoltre, il cuore smette presto di essere soltanto una metafora. Esistono poi i Mangiacuori, creature al servizio di Lilith. Esiste un patto. Esiste una lunga sequenza di uomini trasformati in offerte.
Vanesia offre i cuori dei pretendenti alle ancelle di Lilith mentre attende quello davvero prezioso: il cuore di qualcuno capace di amarla sinceramente. Quel cuore appartiene a Elberan.
In cambio, Vanesia desidera ciò che per lei conta più di qualsiasi essere umano: una bellezza perfetta e una giovinezza eterna.
Quando l’amore diventa una prova
Ciò che mi colpiva della ballata originale non era soltanto la crudeltà della donna. Era il narcisismo.
Lei non ha bisogno dell’amore dell’uomo per costruire una relazione con lui. Ha bisogno di quell’amore per misurare il proprio potere. Ogni sacrificio diventa così una conferma.
Se lui è disposto a soffrire per lei, allora lei vale abbastanza da farlo soffrire.
Se è disposto a distruggere qualcosa per lei, allora lei vale abbastanza da provocare quella distruzione.
E quando una prova viene superata, non basta più. Ne serve un’altra.
Narcisismo, vanità e amore come nutrimento
Quando parlo di narcisismo all’interno di Vanesia, parlo del suo significato narrativo. Vanesia guarda le persone soprattutto attraverso ciò che possono darle.
Ammirazione. Desiderio. Sacrificio. Conferme.
Gli uomini che arrivano a Salandra credono di poter conquistare una donna bellissima superando una prova, ma per Vanesia sono solo risorse.
Ma c’è n’è una che è la più preziosa di tutte: il cuore di qualcuno che la ama incondizionatamente. E proprio per questo il cuore di Elberan è diverso da tutti gli altri: un pretendente può desiderarla, ma Elberan la ama davvero.
Il suo sentimento ha quindi un valore molto più grande, perché può diventare la prova definitiva del potere di Vanesia su un altro essere umano.
La cosa più inquietante, nel narcisismo raccontato in questo modo, è proprio questa: l’amore dell’altra persona non viene riconosciuto come qualcosa da custodire, ma da sfruttare.
Elberan e l’amore cieco
Anche Elberan conserva molto dell’uomo della ballata. Non sacrifica la madre, non si rovina per Vanesia, ma ama una donna che lui continua a vedere attraverso l’immagine che lui stesso ha costruito.
Quando siamo innamorati di una persona che non ci ama, a volte il problema non consiste soltanto nel fatto che l’altro ci inganni. A volte collaboriamo anche noi all’inganno: interpretiamo un gesto, troviamo una spiegazione, giustifichiamo i suoi comportamenti tossici. E ignoriamo coloro che tentano di mostrarci ciò che non vogliamo vedere.
Elberan è un uomo buono, ma proprio per questo la sua storia non parla della stupidità di chi cade in una relazione distruttiva.
La sua storia parla della cecità, di quanto possa diventare difficile distinguere la persona che abbiamo davanti dalla persona che speriamo esista. Ma parla anche, e soprattutto, del momento in cui quella differenza diventa impossibile da ignorare.
Da una canzone a un universo completamente diverso
Tra la ballata che ascoltavo nel 2010 e il romanzo pubblicato molti anni dopo sono cambiate quasi tutte le cose visibili.
Sono comparsi Salandra e la sua foresta.
Sono arrivati Brak, Marla, Cesare, Agalia e Lilith.
Sono nati i Mangiacuori.
Sono comparsi i pretendenti morti, il bando, le Fauci del Diavolo e tutto il mondo oscuro che circonda Elberan.
La storia ha costruito una propria mitologia e ha preso strade che quella prima ispirazione non avrebbe potuto contenere.
Ma nel suo cuore è rimasta la stessa domanda che avevo trovato nella canzone di De André:
che cosa succede quando una persona ama e l’altra considera quell’amore soltanto una prova del proprio valore?
È da quella domanda che, per me, è nata Vanesia.
Perché alcune storie non vengono copiate dalle storie che amiamo.
Vengono fecondate da loro.
Una canzone lascia un’immagine, una sensazione, una ferita aperta.
Poi passano gli anni e una foresta intera ci cresce intorno.

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